endless garden

Elena Giustozzi

dal 20 gennaio al 4 febbraio 2018

inaugurazione 20 gennaio, ore 18

tutti i giorni dalle 17,30 alle 19,30

 

venerdì 2 e domenica 4 febbraio dalle 15,30 alle 19,30

sabato 3 febbraio dalle 15,30 alle 23,30

Lavì! City – Bologna

A cura di Lucia Zappacosta

 

Non è sufficiente godere della bellezza di un giardino.
C’è bisogno di credere che nasconda delle fate.

 

Elena Giustozzi dimostra, con il suo lavoro accurato ed elegante, che un pittore può osservare, ideare, organizzare e costruire la conoscenza del mondo contemporaneo attraverso l’imperturbabile scala della pittura monumentale. Così come i pittori del passato trovavano i loro soggetti nella vita quotidiana, anche Elena Giustozzi trae ispirazione dalla sua esperienza visiva personale e dalla selezione affettiva di elementi naturali.

Le passeggiate emotive nel giardino di casa le permettono di indagare l’esistente estrapolando una documentazione della natura in cui si sovrappongono analisi e intuizione, logica e bellezza, memoria e immagine. Il giardino affascina l’artista non solo per le sue virtù nutrienti, rigeneranti, curative ma anche per la sua sovversione. Oltre lo spazio chiuso e organizzato, il giardino è un porto di emozioni private frammentate, indisciplinate e senza fine. É il luogo insieme della resistenza e della dissidenza, della raffinatezza più squisita come della più selvaggia esuberanza che diventa un laboratorio biologico, etico e politico.

Le opere realizzate per questa mostra creano uno scenario organico, terrestre e solare che presuppone una dilatazione dell’immagine e del tempo come in una sequenza filmica.

Il visitatore  è invitato ad entrare in questa installazione “a nastro”, immersiva, avvolgente con la gioia di un giovane esploratore a cui si offre un percorso immaginario fatto di piccoli indizi universali, in un fermo immagine di frammenti da completare.

Immaginata come un territorio senza confini, l’opera, composta da più tele collegate insieme a formare un unico lavoro, riproduce fedelmente i particolari che compongono la realtà e si espande oltre i propri confini fisici per descrivere i contorni di un giardino sperimentale oscuro, caotico e imprevedibile osservato attraverso un’inquadratura imperfetta.

La sottrazione dell’identità specifica da ritrarre rappresenta la natura nella prospettiva di una molla metaforica. L’artista si cela dietro una visione quasi casuale inseguendo l’obiettivo di creare “un’enciclopedia della vita”, un palcoscenico pittorico neutrale su cui si stagliano nature morte iperrealiste, rappresentate minuziosamente e che si fissano sulla tela come esemplari botanici.

I dipinti di Elena Giustozzi partecipano nell’animo di chi li osserva alla creazione di luoghi affascinanti, ambienti da immaginare, comporre, ricostruire e in cui rifugiarsi, evadere dalla realtà e viaggiare con il pensiero. Rappresentano una membrana osmotica tra dentro e fuori, città e campagna, luce e vita. Contribuiscono a recuperare il contatto con l’autenticità e con la sfera intima e personale del quotidiano. Elegantemente laconici, fondono il moto perpetuo dell’esistenza con la stasi della riflessione metafisica, esplorando in ultima analisi temi più complessi e universali, quali l’apparenza, la percezione, lo scopo del mondo e della nostra evanescente e transitoria presenza in esso.